Patate Viola e Avocado Verde perché non esiste Giallo. E Mini Hamburger.


Lessa le patate. Taglia l’avocado a dadini e irroralo con il succo di limone. Prepara una maionese in casa, perché è indubbiamente più gustosa o altrimenti affidati a un buon prodotto. Puoi decidere se mischiare avocado e maionese frullandoli insieme e poi ricoprire le patate lesse salate oppure in maniera scomposta. In qualsiasi modo questi tre ingredienti insieme sprigionano un’estasi di sapore. 

Stavo facendo altre foto, nello specifico per Runlovers, e ci è scappato un Mini Hamburger con carote nere fritte, avocado e mousse ma di questo mi sa che parliamo un’altra volta.

Continua a leggere

Funghi con alga Nori e riso Basmati al tè Matcha


Ma non è che ci sia una vera e propria ricetta con dosi o chissà che.

Ingredienti: funghi champignon, riso basmati, alga nori, tè matcha, salsa di soia.

Ho lavato gli champignon per bene e li ho privati del gambo. Li ho poggiati su carta da forno e spennellati con salsa di soia. Ho tagliato a pezzetti l’alga nori e l’ho sparsa sopra. In forno a 180 fin quando si sono cotti. Non eccessivamente però. Giusto il tempo di ammorbidirli ma lasciarli comunque croccanti. Ho cotto il riso basmati in acqua bollente a cui ho aggiunto un cucchiaino generoso di tè matcha. Ne ho aggiunto giusto un altro pizzico dopo aver scolato il riso ancora caldissimo. Ho poggiato il riso sopra i funghi ancora caldi e servito con del pomodoro più per una questione estetica che altro (mi avete scoperto! Li ho tolti! Non li ho mangiati! Tana per iaia! Uff).

Rimane un’idea carina anche speziando all’indiana il riso ed evitando magari di adoperare troppa salsa di soia per i funghi, che risulterebbe eccessivamente invadente. Per una versione golosa nulla impedisce di arricchire il riso con del formaggio cremoso (e anche qui evitare la salsa di soia); del resto è semplicemente un fungo ripieno di riso e nulla di più. Come nel caso delle patate di ieri più che altro l’idea rimane quella di aromatizzare con i pezzetti di alga nori.

Continua a leggere

Pappamondo: Patate alla Giapponese con Alga Nori e Sesamo


Per un chilo di patate ben lavate e tagliate

In una ciotolina mischia: tre generosi cucchiai di sesamo, 3 fogli di alga nori ridotti a piccolissimi quadretti, 1/2 cucchiaino di tè matcha, 1 pizzico di wasabi in polvere ma esagera pure se sai dosarlo e ne hai consapevolezza, una generosa presa di sale.

(nella confezione ci sono fiocchi di bonito, crackers di riso sbriciolati, lattuga di mare, nozawara-vegetale a foglia, salsa di soia, destrina, tuorlo d’uovo, estratto di lievito. L’ho acquistato su Japan Centre, come sempre)

Poggia le patate su carta da forno e condiscile. In una piccola ciotolina mischia un po’ di salsa di soia e olio (se hai il wasabi in crema e non in polvere eventualmente aggiungilo adesso) e insaporisci. Ma anche solo la salsa di soia andrà bene. Cuoci in forno e poi ne riparliamo, ok?

Continua a leggere

Noodles di Riso Nero con Ceci al Limone e Sesamo tostato


I noodles si preparano secondo le indicazioni; che non è una furbata da dire ma effettivamente dipende dalla tipologia. Alcuni ad esempio non vogliono la cottura ma solo essere per certi versi reidratati in acqua calda ma non in ebollizione. I ceci si devono ovviamente cuocere o adoperare quelli precotti in scatola. Vanno bagnati con succo e scorza grattugiata di limone senza la parte bianca amara, preferibilmente biologico (altrimenti lavato bene con del bicarbonato, giusto per dirne una. E a fondo. E’ davvero importante come accortezza). Allo stesso modo si può decidere se fare questo piatto più asciutto o “zuppettoso” (termine che l’Accademia della Crusca dovrebbe inserire) Adoperando magari il brodino dei ceci, che nutre e trattiene diverse meraviglie del legume in questione. Sia caldo che tiepido è un piatto ricco di carboidrati, proteine e elementi importanti di ogni tipo e sorta.

 

Ho ticchettato qualcosa riguardo questi Noodles di riso nero in occasione di un uozinmaicarela (non ce la faccio. Voglio chiamarlo così, vi prego. Posso?). Cosa c’è nel mio carrello, insomma. Avendoli assaggiati a ridosso delle fettucine di quinoa non mi hanno fatto propriamente impazzire, ma qualora non li avessi messi a confronto mi sarebbero piaciuti e pure parecchio. Sono perfetti per zuppette con verdure, e per chi li mangia con carne o pesce, arricchite anche da semi di ogni sorta. Hanno un valore nutrizionale che si aggira intorno alle 359 Kcal per 100 grammi di prodotto, di cui 7 grammi sono proteine e 76 grammi carboidrati con un 3 grammi di grassi totali. Non sono interamente composti da riso nero, che presenta una percentuale del 55 per cento e il restante di riso biologico (oggi sono maniacale e precisa perché è Lunedì ma guarisco in fretta. Diciamo tra trenta secondi?).

Sui ceci ho fatto trattati che manco una tossicocecedipendente avrebbe mai potuto argomentare. Ho costretto amiche (Bestiabionda, una su tutte) a mangiarli lessi con yogurt e cumino. Ho imposto a casa la tradizione di mangiarli per il mio compleanno, pena il mio diniego assoluto a bacetti per almeno tre mesi. Ho obbligato mamma a fare un corso accelerato di ceciologia affinché non li cucinasse duri come le pietre (io e papà quando vedevamo i ceci dicevamo sempre “Dentiere a noi!”. E ridevamo tantissimo) anche se a nulla è valso. Il bicarbonato, il cucchiaio di legno, girarli in senso antiorario, fare macumbe la notte prima, pregare durante le nove ore di ammollo e danzare nudi intorno all’isola della cucina ripetendo formule magiche. Confesso che io per qualche oscura ragione riesco a farli meno duri di mamma. Sarà il fuoco lento e perché li lascio cuocere novemila ore? Sarà che SantaSignoraPina mi dà sempre una mano? (ipotesi realistica? Questa) Sarà che parlo a ogni singolo cece supplicandolo di ammorbidirsi e rendermi felice? (voi avete qualche suggerimento della nonna per rendere i ceci morbidi e non meteoriti infuocati? Contate che se sono quelli che girano sul web e tra le nonne: li ho provate tutte!). E no. Il consiglio di comprare quelli in scatola biologici non vale. Li ho provati tutti ma non è mai la stessa cosa, suvvia.

I ceci con la scorza di limone o bagnati di limone o infilati dentro i limoni insomma hanno quel quid che ti fa girare la testa. Ucciderei per l’hummus o il tahin con nove litri di succo di limone. Ingurgiterei ceci pestati con otto chili di sesamo e nove litri di limone fino a soffocare (posso farlo?); ergo l’idea di questi noodles semplicissimi di riso è stata proprio concepita per uccidersi degli elementi che più amo al mondo: riso, ceci, sesamo e limone.

Mangiare S(tr)ano: Le foglie verdi vanno assunte crude. Amen.


Senza addentrarci nel concetto estremo di crudismo, perché lungi da me terrorizzarvi (per oggi, intendo), va detto che la verdura cruda viene universalmente riconosciuta dalla medicina e questo non è assolutamente un dato da sottovalutare, in quanto è davvero raro se non addirittura eccezionale che ciò avvenga. Le nostre nonne, che nulla sapevano di food e dintorni e non avevano a disposizione grandi chef stellati a ogni ora del giorno e della notte ventiquattro ore su ventiquattro in loop continuo, buttavano la pasta, per dire, nell’acqua dove avevano cotto le verdure. Nonna nello specifico la pasta con i taddi. Questo perché da sempre esiste il concetto che la dispersione degli elementi nutritivi delle verdure avviene nell’acqua di cottura. Il concetto stesso del brodo ne è un fulgido esempio, giusto per rafforzare, nonostante non ce ne sia di certo bisogno, il concetto. Le verdure crude fanno bene. In particolar modo quelle di stagione. Meglio ancora se bio (lo so, è noioso) e soprattutto se opportunamente lavate con cura per via dei terribili trattamenti chimici (terrrrribbbbili per favore lo leggete così?) che hanno potuto subire nel corso della loro esistenza in natura. Nella scala alimentare, perché c’è ed esiste e sarà mia cura fare qualche memo per ricordare le giuste proporzioni, l’unica voce che ha 14 pasti settimanali e quindi due obbligatori e tassativi giornalieri cos’è? La verdura e la frutta, naturalmente. Mangiare dalle cinque alle otto porzioni di frutta e verdura diverse garantisce una buona salute psicofisica (io purtroppo non ne sono un fulgido esempio) al nostro corpo e alla nostra anima. Oh, perché sull’assioma che siamo quello che mangiamo ormai i dubbi sono davvero pochi.

Continua a leggere

Fagioli Lima cotti con l’alga Konbu e serviti con Olio extra vergine d’oliva al limone


Ho fatto un ammollo di sedici ore e una cottura di un’ora e mezza. Per un’oretta circa ho lasciato l’alga konbu, poi eliminata, e ho servito con un ottimo extra vergine aromatizzando al limone con poco succo e scorza grattugiata. A me l’abbinamento limone-legume pare sempre vincente.

Provato mai ceci e limone? (anche il miele sarebbe perfetto nel caso. Mistura con limone, sì)

Continua a leggere

Un filo d’olio di Simonetta Agnello Hornby e il Pesce D’Uovo #storiedicucina


Il Pesce d’uovo si fa con uova, pan grattato (a muddica), pecorino grattugiato o parmigiano, sale e se vuoi un po’ di prezzemolo fresco tritato

La settimana scorsa ho avuto il grande piacere di introdurre in anteprima l’uscita della Collana Storie di Cucina con il Corriere della Sera (ieri su La Cucina del Corriere sono stati pubblicati anche il mio titolo preferito e quello che “consiglio” di leggere fuori dalla collana. Se ti fa piacere trovi tutto qui). Per l’occasione ho preparato il, e non un, piatto più speciale della mia casa che odora di ricordi e sa di amore, passato e futuro: la Norma; nella forma forse un po’ più civettuola, ovvero quella dell’involtino perché a dir la verità la Norma è un bel piatto di spaghetti che sporca i bordi del piatto. Le melanzane stanno a fetta intera sopra e poi la nevicata di Ricotta salata. Si tagliano col coltello quelle melanzane. Cosa che non si fa per galateo ma proprio per questo un gesto che significa ancor più intimità. L’ho dedicata a mio papà essendo il suo indiscutibile piatto preferito (amava molto pure la pizza alla Norma) e qualora ti facesse piacere leggerla, vederla perché ci sono anche frammenti di una videoricetta e assaporare un po’ del ricordo la trovi qui.

La seconda uscita, come avevo già preannunciato, è Un filo d’olio di Simonetta Agnello Hornby; l’ho ricevuto sempre grazie al Corriere della Sera in anteprima e ne sono molto lusingata. Come ho già avuto occasione di dire è una collana ricca di vite ed emozioni, scelta e selezionata accuratamente, con copertine dall’appeal davvero bellissimo. Trame di porcellana, di quelle che hai in eredità o che guardi da bambina sognante mentre nonna prende il tè. Anche, e soprattutto, quelle di servizi sbreccati. Grazie alla mie nonne e alla zia Immacolata anche io, nel mio piccolo, possiedo molti di questi contenitori intrisi di vita.

Continua a leggere